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Urge consapevolezza immediata. Il lavoro sul tempo della consapevolezza è fondamentale, allenarsi per ridurre i tempi di presa di coscienza a trasformazione, è un’area di lavoro affascinante e molto utile. La diminuzione di questi tempi agevola e facilita la ripartenza verso la giusta direzione nel modo a noi più congeniale.

Vi è mai capitato di sbagliare strada e, pur sapendo di trovarvi su rotte che vi allontanavano dalla vostra destinazione, avete continuato a vagare fingendo di cercare qualche barlume di indicazione che potesse indicarvi la prossima svolta?

A me è successo, più di una volta. Sono momenti in cui sei sulla tua macchina, fingi di guardare fuori e alzi gli occhi al cielo dicendo a te stesso che la strada non si trova.

Poi ad un tratto ti svegli, ti dai una sveglia, uno scossone e capisci che solo tu puoi fare una prossima azione per tornare sulla rotta. Chiedi un’informazione, cerchi di orientarti capendo intanto dove ti trovi, ti fermi e bevi, in una parola agisci!

LO STATO DI SMARRIMENTO

Contestualizzare materialmente questo stato di smarrimento consapevole è più facile rispetto alla descrizione degli attimi di annebbiamento quotidiano. Mi riferisco a quelle situazioni in cui, nella vostra performance quotidiana, avete la sensazione di girare a vuoto, oppure di fare azioni inutili che vi direzionano in modo isterico prima da una parte, poi dall’altra; eppure continuate, andate avanti, spesso senza accorgervene, spesso convivendo con il disagio.

Come possiamo ridurre il tempo di presa di coscienza di questo? Come è possibile, poi, passare all’azione immediata, inserendo i correttivi istantaneamente per andare nella giusta direzione?

IL FUNZIONAMENTO PRESTATIVO

Io ho trovato delle risposte nella sperimentazione del regime di funzionamento prestativo. Io sono una persona con caratteristiche fisiche veloci, le mie fibre muscolari, da sempre sono nate per le brevissime distanze. Il mio corpo infatti soffre le prove lunghe di resistenza.
Capita che quando mi trovo in performance quotidiane, non solo sportive, di resistenza, funziono male, non rendo al massimo e per poter stare dentro a quel ritmo mi altero così tanto da smarrirmi, da perdere la massima qualità prestativa che garantisce brio, efficacia e unicità alle mie azioni.

Ho intanto rafforzato questa credenza attraverso l’allenamento, quando mi alleno cerco di frazionare le distanze e di giocare sull’intensità più alta da dedicare ad ogni ripetizione; godo il recupero, la pausa è l’attimo eccellente per comprendere cosa mi serve per tornare subito a rendere qualitativamente rispetto allo standard prefissato.

Aver rafforzato questa convinzione mi aiuta nella quotidianità a sentire quando sto facendo uno sforzo nettamente al di fuori delle caratteristiche allenate. Io trovo questa modalità di transfer molto utile perché mi aiuta a ridurre i tempi di sviluppo della consapevolezza  e mi facilita il ritorno sulla strada maestra, quella che la mia fisiologia meglio governa.

E voi? Vi siete mai chiesti quale condizione fisica sia “la più vostra” tanto da potenziarla tramite esercitazioni sportive così che possa poi aiutarvi a trovare il vostro regime di efficienza nella vita di tutti i giorni?

Dedicare del tempo a questo approfondimento potrebbe realmente portare delle gioie, buona riflessione.

Claudio Massa – founderBrand Ambassador