I tre stadi affinché possa funzionare a proprio favore

La tensione pre-partita, o pre-gara, è quel particolare stato emotivo che si avverte prima della prestazione sportiva; è diventata anche una terminologia utilizzata spesso dai cronisti o dai giornalisti sportivi per arricchire le proprie cronache e i propri articoli. Se se ne parla esiste, e chi è atleta o lo è stato sa di che cosa si tratta. A me interessa porre l’attenzione anche sulla sua trasposizione alla vita di tutti i giorni, ovvero arrivare a rendere utile la riflessione sportiva per trovare spunti e stimoli che ci aiutino a governare la tensione pre “appuntamento importante”, pre consegna di un lavoro. Questo per dire che di gare e partite se ne giocano tante anche nella nostra quotidianità. Ci sono, secondo me, tre stadi in cui possiamo accedere alla tensione preparativa prima di arrivare a poterla considerare nostra alleata nell’affrontare le situazioni più critiche che ci attivano quel particolare stato emotivo.

Riconoscerla

In genere si palesa nei momenti che precedono la gara, la prestazione, l’evento. Si avverte con sensazioni fisiche che possono essere aree muscolari contratte, sensazioni diverse rispetto al solito; lo stato d’animo può risultare alterato. Ognuno ha il proprio modo di vivere la tensione pre-partita e quindi di avvertirla.

Imparare a governarla

La tensione preparativa si genera in quanto le emozioni, che possono essere sia positive che negative, prendono il sopravvento, arriviamo così a vivere quello che viene chiamato “sequestro emozionale”, le emozioni ci sequestrano riducendo le capacità di esecuzione pratica dei gesti. Rischia quindi di compromettersi la prestazione stessa in quanto, la nostra attenzione, invece di orientarsi all’efficacia, viene “rapita” dalle emozioni. Per governare questo meccanismo il suggerimento più immediato e utile è quello di imparare, una volta riconosciuta la tensione, la respirazione quadrata ovvero 4 fasi da 3 secondi: inspirazione, pausa, espirazione, pausa.

Usarla

Il modo migliore per utilizzare la tensione è metterla in pratica, eseguirla, quindi arrivare al momento della prestazione in grado di eseguire i gesti nel migliore dei modi; mi immagino un lento fluire della tensione che cresce nei momenti che anticipano la prestazione, arriva al punto di giusta sopportazione e poi si sfoga con la messa in atto. Purtroppo non è sempre così, alle volte la tensione prepartita è troppo bassa per attivare concretamente i gesti, le azioni, i comportamenti, altre volte è troppo elevata e non si riesce a governare il gesto di applicazione, la situazione pratica che viviamo. Suggerisco quindi di allenarsi e il mio consiglio parte sempre dallo sport, che ci mette nelle condizioni di divertirci e di vivere l’esperienza fisica dei nostri gesti. Inserite partite e gare nella vostra vita, badate bene che non siano amichevoli ma che valgano per qualche cosa. Buon divertimento.